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Una serata insieme ai gattisti di Porta Vescovo

ALLA SCOPERTA DI UN MESTIERE CHE VA OLTRE IL LAVORO

 15 novembre 2023

Tempo di lettura: 6 min

Lo scorso aprile, alla fine di una stagione invernale davvero entusiasmante, abbiamo trascorso una serata diversa in compagnia di Diego, Marco e Manuel tra le piste di Porta Vescovo.

Oggi vi portiamo con noi a scoprire chi c’è dietro a quelle piste perfette che troviamo tutte le mattine pronte per accogliere i solchi delle nostre curve.

È un nuvoloso pomeriggio di metà aprile, sono le 16:00 e gli impianti di Porta Vescovo stanno per chiudere. Diego, Marco e Manuel sono i 3 gattisti di turno oggi. Pochi rispetto ai periodi di alta stagione, quando l’intero team composto da ben 7 gattisti a quest’ora entra in azione.

Si respira un’aria di stanchezza mista a malinconia per la consapevolezza che un’altra incredibile stagione invernale sta per terminare, ma il loro impegno nel garantire quelle piste perfette a cui tutti siamo abituati a Porta Vescovo non viene meno neanche ora! Con pochi gesti quasi automatici ognuno controlla il proprio mezzo battipista: olio, carburante, tutto deve funzionare al meglio prima di uscire dal garage. Luca, il meccanico, li affianca durante tutta la stagione occupandosi delle manutenzioni straordinarie, ma è di fatto il singolo gattista che cura quotidianamente il proprio mezzo battipista nelle manutenzioni ordinarie, in un rapporto quasi d’amore che va oltre il semplice lavoro. 

Eh sì, perché fare il gattista implica una forte passione per questi mezzi enormi e complessi, la predisposizione a mettersi in gioco indipendentemente dalle condizioni meteo e, non da ultimo, la capacità di meravigliarsi ogni giorno di fronte allo spettacolo naturale che le Dolomiti sanno offrire. 

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Ogni gattista cura quotidianamente il proprio mezzo battipista nelle manutenzioni ordinarie, in un rapporto quasi d’amore che va oltre il semplice lavoro.

Porta Vescovo tra l’altro è un ambiente per nulla banale. Lo sa bene Diego, capo della squadra  gattisti di Porta Vescovo, che viene da un passato in un’altra società poi confluita in Funivie Arabba, Impianti Turistici Boè. Diego ha potuto toccare con mano le differenze tra i pendii più dolci e soleggiati del versante del Burz e del Passo Campolongo e i muri di Porta Vescovo, caratterizzati da condizioni sicuramente più estreme a causa del frequente vento e delle possibili valanghe che portano spesso neve in pista. 

Dopo un veloce momento di coordinamento tra Diego e il suo team per organizzare al meglio la battitura delle piste – ognuno ha la sua zona, anche se ci si aiuta sempre – saliamo a bordo e partiamo per questa avventura. Le nuvole, che inizialmente non ci facevano ben sperare, si stanno pian piano diradando. La luce di aprile è ancora viva a fine giornata e man mano che saliamo i raggi del sole filtrano attraverso l’ampio vetro del mezzo, illuminando i nostri occhi.  

Man mano che saliamo in quota il bosco lascia spazio ad un paesaggio che si apre e regala panorami che, nonostante l’abitudine, ci lasciano a bocca aperta anche questa volta.  La giornata, che inizialmente sembrava nuvolosa, sembra volerci regalare a breve un tramonto unico!  

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“Faccio questo mestiere da quando avevo 18 anni, e adesso ne ho 49, quindi posso dire di aver passato una vita intera sui muri di Porta Vescovo” 

Marco è il veterano del gruppo. “Faccio questo mestiere da quando avevo 18 anni, e adesso ne ho 49, quindi posso dire di aver passato una vita intera sui muri di Porta Vescovo, ho iniziato qui e non mi sono mai spostato” afferma con orgoglio. “È un lavoro impegnativo il nostro, davvero tosto, ma la passione per i mezzi battipista e per queste montagne la sento ancora viva come il primo giorno!”. 

Marco ci racconta come i nomi usati dal team per indicare con precisione i punti delle piste racchiudano una storia ben radicata nel territorio della Valle di Fodom: i punti Pré del Nano o Pré de la Sabina, ad esempio, corrispondono ai prati che un tempo venivano falciati da queste famiglie e che ne hanno di conseguenza preso il nome.  

Tra una chiacchierata e l’altra, eccoci arrivati alla base dell’ultimo muro che ci condurrà in cima a Porta Vescovo. 

Marco scende e con gesti sicuri aggancia il gancio del verricello all’ancoraggio presente a bordo pista. Il rumore della corda in trazione fa percepire subito la potenza e la pericolosità di questo strumento. Apprendiamo come il verricello sia in realtà un elemento fondamentale nella battitura delle piste, specialmente se ripide o in condizioni di neve particolari. Il verricello alleggerisce il peso del mezzo battipista sui cingoli, permettendo alla fresa di lavorare in maniera ottimale. Inoltre, il verricello aiuta il mezzo battipista nella risalita, specialmente quando c’è da spostare della neve. Questo porta ad avere una battitura eccellente con un risultato finale decisamente migliore per gli sciatori, specialmente nel caso di giornate particolarmente frequentate!  

Appuntamento alla stazione a monte della seggiovia Carpazza alle 19:30 per salire insieme lungo il pendio finale, quasi come in una danza conclusiva.

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Il sole sta per tramontare, Diego, Marco e Manuel si sono dati appuntamento alla stazione a monte della seggiovia Carpazza alle 19:30 per salire insieme lungo il pendio finale, quasi come in una danza conclusiva. Ora si va tutti a cena!  

 

Una volta posteggiati i mezzi, entriamo nella mensa del Rifugio Gorza e subito rimaniamo impressionati dal silenzio e dall’intimità di un locale che siamo abituati a vivere durante il giorno in un contesto ben diverso. Quello del gattista è un lavoro prettamente solitario, la cena è uno dei pochi ma importanti momenti di condivisione. I tre gattisti si scambiano un paio di battute, si confrontano sulle condizioni della neve e noi ci sediamo con loro a tavola per condividere questo piacevole momento di gruppo. 

Finita questa breve pausa è ora di ripartire. Ormai la notte è fonda e il buio viene interrotto solamente dalle luci bianche dei fari dei mezzi battipista. 

Durante la discesa a valle Manuel controlla più volte lo SnowSat, uno strumento che è in grado di rilevare in tempo reale l’altezza esatta della neve presente sulla pista grazie alla tecnologia satellitare, e ci spiega come interpretare le indicazioni che vediamo sul monitor attraverso i colori. Grazie allo SnowSat i gattisti sono in grado di ottimizzare la neve presente e risparmiare quindi sull’innevamento programmato prima di tutto, ma anche sul carburante e conseguentemente sulle ore di lavoro effettive, a vantaggio sia dell’ambiente che dei lavoratori stessi. 

La tecnologia negli anni ha giocato un ruolo fondamentale nello sviluppo dei mezzi moderni che conosciamo oggi, tuttavia tra le tante innovazioni ci fa sorridere come Marco abbia affermato senza indugio che il vero passo avanti sia stato dato dalle spazzole autoriscaldanti dei tergicristalli! A volte fattori in apparenza banali, per chi si confronta quotidianamente con condizioni meteo non sempre favorevoli, fanno davvero la differenza. 

Neanche il tempo di accorgercene e siamo già arrivati alla stazione a valle di Porta Vescovo. Salutiamo Diego, Marco e Manuel che ripartono subito per terminare la battitura delle piste. E noi, con ancora negli occhi le emozioni vissute, torniamo a casa grati per questa bella serata. 

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