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Andreea Roxana Gavrilescu, Direttrice del Rifugio Luigi Gorza

UN PERCORSO DI CRESCITA ALL’INTERNO DI FUNIVIE ARABBA

24 ottobre 2023

Tempo di lettura: 6 min

Arrivata ad Arabba nel 2010 grazie alle coincidenze della vita, ha vissuto un percorso di crescita professionale interno alla società fino a diventare Direttrice del rinomato Rifugio Luigi Gorza.

Ciao Andreea! Raccontaci chi sei, quali strade ti hanno portata qui ad Arabba. 

«Ciao! All’anagrafe sono Andreea Roxana Gavrilescu, ma qui per tutti sono semplicemente Andreea. Sono nata e cresciuta in un piccolo paese della Romania ma sono qui in Italia da ormai parecchi anni. L’Italia non è mai stata fra i miei pensieri, tuttavia le coincidenze della vita mi hanno portata qui nel 2008. Appena finito il liceo, a seguito di un grave incidente di mia madre, che si era stabilita in Italia già da tempo, sono arrivata qui per starle vicino. 

Nonostante mi fossi appena iscritta all’università, decisi di lasciare gli studi per essere di supporto a mia mamma. Come per la cultura italiana, anche per noi in Romania la famiglia è un pilastro importantissimo! 

Dopo le prime stagioni di lavoro al mare, nell’inverno 2010 tramite una mia amica sono arrivata ad Arabba al Rifugio Luigi Gorza come cameriera di sala. Arabba mi ha affascinata fin dal primo sguardo, in inverno mi riportava al paese dove sono cresciuta: sentivo che ero capitata nel posto giusto!  

Dopo alcuni anni di alternanza tra stagioni estive al mare e invernali ad Arabba, nell’inverno 2017-’18 mi venne assegnato il ruolo di responsabile del self service, ruolo che gettò le basi per fare il salto successivo. Nell’inverno 2021-22, quindi la prima stagione di ripresa dopo il lockdown, grazie alla grande fiducia da parte della Direzione e grazie all’appoggio di una persona che ha lavorato qui molti anni e ha visto in me qualità e potenzialità, mi venne assegnato il ruolo di direttrice. 

Mi si è letteralmente aperta una porta e da lì nessuno mi ha più fermata, mi sono lanciata in questa esperienza con passione e dedizione. Il Rifugio Gorza è stato letteralmente la mia casa, dal 2010 fino ad oggi sono sempre stata lì. Scherzando dico spesso che ormai faccio parte dell’arredamento! Sono cresciuta lì, sia dal punto di vista personale perché sono arrivata giovanissima, che ovviamente dal punto di vista lavorativo.» 

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Mi si è letteralmente aperta una porta e da lì nessuno mi ha più fermata, mi sono lanciata in questa esperienza con passione e dedizione.

Sicuramente le tue origini sono un aspetto importante della tua persona e una ricchezza personale nel tuo lavoro: come hanno influenzato il tuo ruolo, il tuo rapporto con i colleghi e con i clienti del rifugio?  

«Sicuramente le mie origini e il mio essere nata in un piccolo paesino, si basano molto sull’unione, sulle tradizioni, sul senso di appartenenza verso la famiglia e la comunità. Il mio passato mi ha portata ad avere una forte apertura umana, elemento molto importante nel mondo della ristorazione, perché ti fa mettere da parte i pregiudizi in favore di un’accoglienza sincera e vera.  

Per quanto riguarda invece il rapporto con i colleghi, l’essere “da fuori” a volte può essere un aspetto difficile da accettare e rispettare. Il mio attaccamento alla famiglia mi ha portata a pormi come obiettivo primario, il costruire un gruppo di lavoro unito dove l’ascolto e il rispetto per l’altro sono alla base. Obiettivo ambizioso e non sempre facile da raggiungere. 

Per costruire un team coeso è fondamentale dare il giusto tempo alle persone di esprimersi, favorire un confronto senza pregiudizio. Nella mia “ricetta della buona direttrice” sicuramente metto come ingrediente principale l’essere uniti accettando le diversità, facendole diventare un punto di forza per migliorarsi a vicenda. 

Durante tutto il mio percorso lavorativo al Gorza non mi sono mai messa da parte, cercando sempre di essere di stimolo per tutto il gruppo, instaurando una “sfida positiva” che porta a perfezionare passo passo il lavoro del singolo e quindi del gruppo stesso 

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Il mio attaccamento alla famiglia mi ha portata a pormi come obiettivo primario, il costruire un gruppo di lavoro unito dove l’ascolto e il rispetto per l’altro sono alla base.

Quali sono le più grandi sfide per la direttrice di un rifugio come il Gorza? Quali sono le soddisfazioni che hai riscontrato?  

«Partiamo dal presupposto che chiunque entri al Gorza è un pochino intimorito dalla grandezza degli spazi. Io stessa ricordo quella sensazione il primo giorno che sono arrivata qui, ma poi man mano che passa il tempo impari a conoscerlo e ad amarlo.  

Qui a quasi 2500 metri il meteo è un elemento di cui non puoi non tenere conto. Devi vivere alla giornata, il sole o la neve possono cambiarti radicalmente l’andamento del lavoro. Non puoi mai fare progetti definitivi e devi saperti destreggiare in tutte queste variabili. 

Il ricoprire un ruolo di leadership come donna in un mondo con un’alta percentuale di collaboratori uomini, sicuramente è una grande sfida che non è sempre facile. Ad aggiungersi a questo, il fatto di essere partita dal basso ed essermi formata sul campo sempre nello stesso luogo di lavoro, ha portato ad una difficoltà da parte di alcuni collaboratori storici nell’accettarmi nel nuovo ruolo di direttrice. Questo però di contro mi ha portata ad impegnarmi ancora di più per crescere da un lato, anche proprio a livello di carattere personale e “scorza”, e curare al meglio il team di lavoro dall’altro. Quindi mettermi costantemente in discussione accogliendo le opinioni diverse dalla mia, ponendo sempre al centro la cura del Rifugio Gorza come obiettivo primario per me stessa e per tutto il team. 

Quali soddisfazioni ho avuto? Il lavoro a contatto con il pubblico negli ultimi anni è diventato molto sfidante, necessita una buona dose di pazienza sia verso i clienti, che verso i collaboratori. Avere però colleghi qui da anni che continuano a scegliere il Gorza stagione dopo stagione con me come guida a questo gruppo è una soddisfazione immensa. Vedere poi come negli anni il Gorza abbia ottenuto ottimi risultati di crescita, è una gratificazione per l’impegno e la dedizione di tutto il team, nessuno escluso.» 

Essere direttrice in un rifugio in capo ad una società come Funivie Arabba richiede forti responsabilità, ma ti dà la sicurezza di poter contare su persone sempre disponibili che guardano insieme a te nella stessa direzione per sviluppare in maniera solida e positiva la struttura ristorativa che ti hanno affidato.

Quali sono i vantaggi del ricoprire questo ruolo all’interno di un’organizzazione strutturata quale Funivie Arabba?

«Qui in Funivie Arabba non sei mai sola. Fin dal momento in cui ho accettato il nuovo ruolo di direttrice del Rifugio Gorza, ho avuto un grande supporto da parte di Funivie Arabba per quanto riguarda la ricerca e la gestione del personale, compresa di tutta la parte di assunzioni e contrattualistica, un appoggio fondamentale nella gestione della parte amministrativa e, non da ultimo, un aiuto nella gestione dei fornitori.  

Un punto molto importante sta poi nella presenza di altre strutture ristorative e ricettive parte della stessa società: questo permette di instaurare un confronto costante e costruttivo con i direttori degli altri rifugi e del camping. Un aspetto per nulla scontato, un appoggio che ti permette di affrontare a testa alta anche i momenti più impegnativi. 

Essere direttrice in un rifugio in capo ad una società come Funivie Arabba richiede forti responsabilità come è giusto che sia, ma ti dà la sicurezza di poter contare su persone sempre disponibili che guardano insieme a te nella stessa direzione con l’obiettivo comune di sviluppare in maniera solida e positiva la struttura che ti hanno affidato.» 

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Cosa significa per te il Rifugio Gorza? Quali progetti vorresti mettere in campo per lo sviluppo del prodotto?  

«In una parola per me il Gorza è casa. Può essere scontato o forse eccessivo, ma davvero ho vissuto questo rifugio come una casa, mettendo tutta me stessa nel prendermi cura di questa struttura 

Se parliamo di progetti per il futuro, il presupposto da cui partire è la consapevolezza che si può sempre migliorare. Alla base di qualsiasi progetto c’è la volontà di creare nel tempo una continuità sia se parliamo di fidelizzazione della clientela, sia in termini di consolidamento del team con collaboratori che tornano stagione dopo stagione. 

Vorrei aggiungere in futuro servizi che vanno ad arricchire l’offerta verso il cliente da un lato, ma che sono funzionali a migliorare l’organizzazione e il lavoro del team dall’altro ottimizzando i processi. Un esempio potrebbe essere l’ice-bar esterno, un piccolo sogno nel cassetto che mi piacerebbe molto concretizzare in futuro. 

Gli ultimi anni ha inoltre preso il via un piccolo angolo verde interno al rifugio che un pochino mi ricorda l’orto di casa quando ero piccola: per ora sono solo piccole piante come timo, basilico, salvia, cetrioli e pomodorini, ma in futuro sarebbe bello riuscire a sviluppare meglio questo progetto così da utilizzare i prodotti della terra per la preparazione di piatti a km0. Una cosa per nulla scontata a queste altezze!» 

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In ultima battuta: che consigli daresti a una ragazza che aspira a diventare direttrice di un rifugio?   

«Per prima cosa, le direi di non sentirsi condizionata dal mondo maschile. Il mondo del lavoro non è un mondo facile e le posizioni di leadership femminili sono ancora molto poche, ma non per questo vanno considerate ruoli impossibili a cui aspirare 

Non bisogna dimenticare che il lato femminile è un punto di grande forza. La cura dei dettagli, la delicatezza, la sensibilità sono elementi potenti e arricchenti a cui non bisogna rinunciare. 

Quello di direttrice è un ruolo bellissimo e appagante, un ruolo di leadership che dà soddisfazioni immense, ma che è allo stesso tempo molto sfidante e presuppone il mettersi in gioco e l’avere la capacità di avere un costante sguardo d’insieme di tutti i reparti che compongono la gestione della struttura sapendo intervenire in ogni ambito quando necessario per migliorare i processi e l’organizzazione.» 

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